Aggressività sul posto di lavoro: come superarla

La riflessione del blog di questo mese ci riporta i risultati di uno studio effettuato nella vicina Penisola che affronta il tema dell’aggressività sul posto di lavoro.

Lo scorso aprile l’ INAIL (Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro), in collaborazione con l’ Università Bocconi di Milano, ha pubblicato uno studio che affronta l’ aggressività sul posto di lavoro. Un fenomeno che, soprattutto se effettuato in forma psicologica, è difficile da dimostrare e, dunque, da denunciare.

“Subdoli e sottovalutati”, così sono stati definiti questi fatti che, dal 2014 a oggi sono aumentati soprattutto nei settori dei trasporti e dei servizi. L’indagine, effettuata su un campione eterogeneo di aziende del territorio lombardo, può essere considerata come un riflesso di quanto avviene anche in molte realtà del Canton Ticino.

Non si tratta, in questo caso, soltanto di soprusi contro le donne, ma di un abuso di potere che si può verificare a prescindere dal genere sessuale, dal tipo di azienda o dalla mansione svolta.

L’INAIL, nelle considerazioni in appendice alla ricerca, invita sia i datori di lavoro sia i dipendenti a non sottovalutare nessun episodio aggressivo, poiché potrebbe rappresentare “l’anticamera” di situazioni ben più gravi o incontrollabili.

Le conseguenze riflesse sulla vittima e su tutta la realtà aziendale

Lavorare in un clima di lavoro ostile riduce la produttività di tutto il team e non solo della persona che subisce molestie. Altri colleghi di lavoro, sottoposti o di pari livello, infatti, potrebbero limitare le loro azioni o relazioni interpersonali con la persona irascibile, per evitare di diventare anche loro vittime dell’abuso.

Quello che ne deriva è un ambiente chiuso, poco propositivo e privo di brainstorming: tutte condizioni che portano all’immobilismo aziendale e alla stagnazione. Un danno per tutta l’azienda a prescindere che questa operi nel settore pubblico o in quello privato.

Le ripercussioni psicologiche personali della vittima di violenza, inoltre, aumentano in proporzione alla qualifica dell’aggressore e i rapporti professionali tra i due soggetti. Se l’abuso è subito da chi ha la facoltà di screditare l’operato della vittima o, peggio, di determinare le condizioni di lavoro (orari o turnazione, mansioni, trasferimenti o licenziamento) lo stress percepito può diventare insostenibile.

Mobbing: un abuso che arriva da superiori e colleghi di pari grado

Per risolvere il problema alla radice bisogna puntare sulla formazione delle risorse umane e sulla fase del “coaching”.

È fondamentale puntare sulla leadership dei manager e invogliarli a seguire un approccio bottom-up mirato a valorizzare innanzi tutto la persona, prima che il lavoratore. Con un processo a cascata i fenomeni di aggressività sul posto lavoro saranno meno frequenti.

Ciò, però, non deve far abbassare la guardia: bisogna sempre formare il personale per aiutarlo a individuare eventuali fenomeni aggressivi e ad intervenire in modo corretto ed efficace.

Talvolta si pensa che le forme di mobbing possano essere soltanto di tipo “verticale”, vale a dire quelle che si verificano tra un superiore e il suo sottoposto. I dati statistici sugli abusi dichiarati, però, hanno dimostrato anche la permanenza di mobbing “orizzontale”, ovvero i soprusi subiti da colleghi di pari livello.

Come reagire in caso di comportamenti aggressivi: assertivit

Per combattere il fenomeno dell’aggressività sui luoghi di lavoro è necessaria innanzi tutto una prima fase orientata all’informazione e alla prevenzione.

Spesso, infatti, i dipendenti non comprendono di subire questa forma di mobbing e cercano di accettare, con rassegnazione, la loro condizione finendo per subire ripercussioni.

Dopo aver accettato di avere un problema da risolvere la vittima potrà passare alla seconda fase, quella dell’assertività e della conseguente reazione.

È molto importante che il soggetto che subisce l’aggressività sul proprio posto di lavoro impari ad affermare la propria personalità, a sviluppare maggiore fiducia in sé stesso, in modo da non diventare vittima di comportamenti passivi o aggressivi di colleghi e superiori.

La naturale reazione, con questa nuova consapevolezza della propria personalità, sarà quella di imparare a non subire la violenza, di denunciare gli abusi o, meglio ancora, riuscire a chiarire la propria posizione con l’aggressore.