Downshifting: Ovvero la scelta di chi decide di guadagnare meno, consumare meno e di conseguenza avere più tempo di “vita” a disposizione per i propri interessi, la famiglia e il relax.

Si rinuncia a uno stipendio full time, spesso anche alla caotica vita della città e a dare otto, dieci ore al giorno al lavoro per riappropriarsi di tempi e spazi persi. Sempre di più in questi anni, infatti, decidono di avere una qualità di vita diversa, fatta di tempo, affetti e serenità piuttosto che di rincorse ai prodotti all’ultima moda.

Il temine downshifting fu usato per la prima volta nel 1994 dal Trend Research Institute di New York per indicare la scelta di individui che pur di avere maggior tempo a disposizione si dichiaravano pronte ad una riduzione, anche importante, del loro stipendio. Il fenomeno – che riveste già in paesi come Stati Uniti d’America e Canada aspetti socialmente rilevanti e pare essere destinato, secondo i ricercatori, a segnare il costume nel mondo del lavoro futuro – appare essere trasversale in rapporto ai sessi, riguardando tanto maschi quanto femmine in carriera.

Sono comunque soprattutto uomini, istruiti, già impiegati, di età maggiore ai 34 anni, persone che attribuiscono sempre maggior valore alla qualità della vita e che vedono sotto occhi diversi l’organizzazione del lavoro, consapevoli che la carriera ha perso “appeal”, delusi dalla modernità e che hanno toccato con mano la grande illusione della tecnologia che sembrava dovesse liberarci dal lavoro e che, invece di darci più tempo libero, ce lo ha tolto.

Si basa tutto su un principio fondamentale: che lo stipendio eventualmente decurtabile sia di per sé sufficiente, per cui un taglio più o meno elevato possa risultare in qualche modo sostenibile. Asceti rigorosi? No, i downshifters sono edonisti all’Epicuro, uno fra i loro filosofi preferiti: dicono che per godere veramente la vita dobbiamo liberarci dell’inutile, cioè di ogni fonte di stress e d’illusioni.

Qualche consiglio pratico per iniziare a rallentare: liberarsi delle carte di credito, e quindi dei debiti, esaminare i nostri acquisti settimanali ed eliminare almeno tre cose non essenziali. Poi darsi al giardinaggio, svegliarsi cinque minuti prima per farsi con calma la barba o il trucco.

L’ex manager stressato Bruno Contigiani, fondatore dell’associazione L’arte di vivere con lentezza, ha addirittura stilato una lista di quattordici “comandalenti”, una guida su un sentiero senza fretta. L’ozio, ovviamente, gioca in tutto ciò un ruolo centrale: è il saper stare bene senza affaccendarsi, il piacere mite del custodire spazi e tempi per sé.

Niente di apparentemente più semplice e concretamente più difficile: l’ozio non è qualcosa di spontaneo, è un’arte da apprendere con esercizio, sia difendendoci dagli assilli sia allenando la mente alla giusta disposizione.

I downshifters hanno in questo diversi maestri: Henry David Thoreau lasciò la metropoli per ritirarsi due anni, a metà del 1800, nell’isolamento di Walden Pond, e lì scrisse Walden, ovvero la vita nei boschi, un libro che descrive l’esperienza di liberazione da quelli che per il filosofo americano sono i falsi idoli commerciali della nostra società.

Forse per raggiungere una maggiore serenità non è necessario diventare eremiti, si può anche iniziare con lo svegliarsi cinque minuti prima e farsi belli senza fretta.